Cortile

Anche se non di grande dimensioni, solo due campate per tre, il cortile attrae tuttavia l’attenzione per la ricchezza delle sue decorazioni scultoree, che contrastano con la sobrietà della facciata. Viene considerato uno dei più bei cortili della Firenze rinascimentale. Un aspetto del cortile di Palazzo Gondi è tradizionale: il Sangallo in questo caso seguì infatti lo stile fiorentino usando degli archi su colonne piuttosto che quella che era la sua normale preferenza per il motivo ad archi e piedritti presenti in altre sue costruzioni a Napoli. Comunque ciò che lo distingue dagli altri cortili fiorentini è l’uso di una scalinata esterna.

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Il cortile e la scala dal Sangallo al Poggi
La misurata sobrietà della facciata del Sangallo di Palazzo Gondi contrasta con l’esuberanza del cortile. Anche se di piccole dimensioni – solo due campate per tre – il cortile attrae tuttavia l’attenzione per la ricchezza delle sue decorazioni scultoree. Per dirla in poche parole, esso è uno dei più bei cortili della Firenze rinascimentale. Un aspetto del cortile di Palazzo Gondi è tradizionale: il Sangallo in questo caso seguì infatti lo stile fiorentino usando degli archi su colonne piuttosto che quella che era la sua normale preferenza per il motivo ad archi e piedritti. L’ultimo piano era in origine aperto in una loggia con colonne e pilastri, come ci si aspetterebbe in un palazzo rinascimentale.
Durante la ristrutturazione ottocentesca, Poggi tolse le finestre quadrate che trovò al secondo mezzanino del cortile, sostituendole con finestre rotonde poiché, nelle cantine del palazzo, trovò dei pezzi in pietra di medaglioni decorativi. Le finestre quadrate ai lati di un medaglione con stemmi sono raffigurate nella pubblicazione del 1815 di Granjean de Montigny. Poggi giustificò le sue sostituzioni anche sulla base della qualità. Le cornici quadrate erano fatte da artigiani che egli bollò come incompetenti. Non è chiaro se i medaglioni facessero parte del progetto del Sangallo, anche se Poggi deve aver pensato che lo fossero. Inoltre Poggi restaurò, riparò o sostituì altre parti del cortile.
Comunque ciò che distingue questo dagli altri cortili fiorentini è l’uso di una scalinata esterna. Sangallo avrebbe perso troppo spazio nella piccola fabbrica del palazzo se avesse disegnato una scalinata interna. Trasformando un difetto in una virtù, la sua scalinata esterna non sembra un datato ritorno al passato, ma una brillante soluzione — unica in tutta Firenze e forse addirittura in tutta Italia.
Nel suo progetto originario la scalinata, così come è oggi, fu concepita per essere vista da due entrate, quella principale su piazza San Firenze e un’altra su via dei Gondi, quest’ultima costruita soltanto nel XIX secolo. Sotto i colonnati dei cortili dei palazzi quattrocenteschi venivano regolarmente messe panche di legno su cui potersi sedere. Cosa più importante, la scalinata era situata direttamente di fronte alla parte del cortile chiamata nei documenti dell’epoca la loggia. La loggia in questo senso indica l’ala più grande di qualsiasi cortile. Perciò la scalinata esterna ebbe un ruolo importante all’interno dell’ elegante cortile e fu decorata in un certo numero di modi innovativi. I capitelli delle tre colonne che si trovano di fianco a essa differiscono da quelli compositi che si trovano nella maggior parte del resto della corte. Essi sono delle varianti riccamente scolpite dell’ordine corinzio che richiamano l’attenzione su di sé e sulla scalinata. Su ogni gradino si trovano degli innovativi balaustri decorati con scanalature a tortiglione e foglie di acanto. Sotto ai gradini ogni alzata reca il diamante con lingue di fuoco di Giuliano Gondi ed una serie di animali che raffigurano fiabe che sono per la maggior parte di Esopo. Sebbene gli strani animali che popolano la parte esterna dei gradini costituiscano la componente più inconsueta della scalinata, Sangallo riversa tutta la sua attenzione anche su ogni parte visibile. I balaustri che stanno all’estremità di ogni gradino devono avere fatto una grande impressione sui fiorentini del tempo per via della loro novità. I balaustri di Palazzo Gondi si distinguono per la loro ricca lavorazione. Scanalature a tortiglione, un anello di corda nel centro e delle foglie di acanto egregiamente scolpite adornano ogni colonnina a doppia cipolla.
Al posto del semplice costolone intonacato o delle volte a botte che coprono la maggioranza delle scalinate fiorentine, il Sangallo usò dei riquadri piatti di pietra ricoperti di decorazioni. I riquadri parlano il linguaggio emblematico dell’araldica, proclamando la ricchezza di Gondi e le sue relazioni sociali. Delle cornucopie appaiate stracolme di fiamme stanno accanto a dei diamanti con lingue di fuoco che circondano un diamante centrale decorato con foglie. Sia le cornucopie che i diamanti, emblemi personali di Giuliano Gondi, comunicano ricchezza e abbondanza. Dei nastri che recano iscritte le lettere SIN tengono legate insieme le cornucopie. Secondo Corbinelli, SIN pare si riferisca al motto di Giuliano Non Sine Labore, che fu presumibilmente composto come dono per il mercante fiorentino dal re di Napoli e da suo figlio Alfonso, duca di Calabria. Perciò il soffitto attesta gli stretti legami personali fra Gondi e Re Ferdinando e suo figlio, che furono entrambi strumentali al successo finanziario dei Gondi. I suoi legami con il regno napoletano, che in un primo tempo lo avevano reso politicamente sospetto, adesso si erano trasformati in un vantaggio. Gli ornamenti scolpiti sul soffitto della scalinata richiamano l’attenzione sullo status di Giuliano Gondi, amico personale di un re e fidato ambasciatore di Lorenzo il Magnifico.
Andrebbe sottolineato che l’antica statua togata oggi nel cortile fu messa in quella posizione, davanti all’ingresso, da Poggi che l’aveva presa dal ricetto del piano nobile proprio fuori dall’ingresso al salone.
Poggi la identificò più precisamente: si trattava del Senatore Macrino, fondatore dei Bagni Termali Romani di Firenze.
Nel vestibolo antistante il Salone vi sono delle lesene, sulla loro superficie sono scolpiti: delle cornucopie con lingue di fuoco, motivi a candelabra, foglie di acanto e delle fantastiche facce barbute che esibiscono delle code di pesce. Le due facce di Giove Ammone, intrecciate per le corna, ricordano le maschere dell’antica divinità sulle estremità laterali dei gradini del Sangallo. L’iconografia è tipica del tardo Quattrocento e delle invenzioni all’antica del Sangallo.
Il pianerottolo al primo mezzanino è rivestito da riquadri in pietra piatti come quelli della scalinata e le tre porte sono decorate da mostre scolpite Dei magnifici ed elaborati peducci decorano lo spazio fra le porte. Poggi aggiunse una nuova scala a nord, distruggendo ciò che era rimasto della ex casa degli Asini. Le due colonne, che come due sentinelle stanno a guardia della rampa della scalinata che conduce al piano nobile, hanno capitelli che sono varianti creative dei modelli corinzi. In uno le volute corinzie sono trasformate in cornucopie. Sotto questo aspetto questo capitello rassomiglia a quello della colonna centrale posta sulla scalinata esterna del cortile. L’altra colonna della scala è sormontata da un capitello che esibisce cornucopie al posto delle volute e una testa di Medusa che sostituisce il motivo vegetale della tipologia corinzia.