Storia e Proprietà

Il Palazzo con facciate disegnate con tre ordini di bugnato in pietra forte fu progettato nel 1489 dall’architetto Giuliano da Sangallo per il banchiere Giuliano Gondi il Vecchio, sulle rovine dell’antico Teatro Romano sopra il quale era stato costruito un edificio, che ospitava anche lo studio di notaio di Ser Piero da Vinci, padre di Leonardo.

Leggi Ancora

Il Palazzo fu fatto costruire da Giuliano Gondi il Vecchio nel 1489, su progetto di Giuliano da Sangallo e si allinea alla tradizione dei grandi palazzi patrizi fiorentini, come Palazzo Strozzi e Palazzo Medici Riccardi, ma con una rinnovata rilettura stilistica .
L’area in cui sorge, occupa quella che fu l’antico teatro della Florentia romana, la cui estensione comprendeva anche tutto il perimetro di Palazzo Vecchio.
Giuliano Gondi marito di Maddalena Strozzi, acquistò nel 1455 un piccolo palazzo nel quartiere di Santa Croce e successivamente delle case che fece demolire per costruire il suo palazzo. Vi si trovava anche lo studio, che aveva in affitto, dai Gondi, il notaio Ser Piero da Vinci padre di Leonardo, per 30 fiorini l’anno. Leonardo da Vinci frequentò questa casa, la tradizione vuole che proprio qui abbia dipinto La Gioconda; certamente riprese dalle finestre il disegno del cadavere di Bernardo Bandini impiccato. In ricordo di ciò nell’androne di accesso da Via dei Gondi è posta la seguente iscrizione, “Leonardo da Vinci visse la beneaugurata giovinezza in una casa dell’Arte dei Mercanti che da Giuliano Gondi fu comprata e disfatta nel murare questo palagio, al quale dandosi perfezione nel MDCCCLXXIII il Comune e il Signore concordi, vollero che la memoria di tanto nome al nobile e vago edifizio accrescesse decoro”.
Il palazzo si sviluppa intorno ad un grande e monumentale cortile ed ha le facciate disegnate su tre ordini digradanti di bugnato in pietra forte. L’elemento più innovativo è il disegno delle finestre, con il profilo delle pietre disposto a raggiera, che assomiglia alle sfaccettature di una pietra preziosa ed ha, come Palazzo Strozzi, la panca di via caratteristica di quell’epoca. Nel cortile centrale, vi è un porticato su quattro lati con colonne di ordine corinzio, con i capitelli dal disegno uno differente dall’altro e una elegante fontana di marmo seicentesca, che sfruttava, per concessione granducale, l’acqua proveniente dal Giardino di Boboli e che alimenta anche la Fontana del Nettuno dell’Ammannati, di Piazza della Signoria, detta“il Biancone.” Sotto il porticato è presente una statua romana del II Sec. D.C. che raffigura il Senatore Macrino, grande generale e fondatore delle Terme di Firenze, fatta acquistare da Giuliano da Sangallo per metterla sull’angolo del palazzo (così racconta il Vasari). Dal lato a settentrione del loggiato si diparte lo scalone. Anche questo è opera del Sangallo e stupisce la perfezione dell’intaglio del profilo dei gradini in cui nel rilievo sono raffigurati elementi animali e vegetali, di grande suggestione. Al piano nobile, da un sontuoso vestibolo con decori a rilievi di pietra serena, si accede al grande salone dove è conservato, oltre che agli undici grandi ritratti dei più importanti membri di Casa Gondi, partendo da Giuliano il Vecchio, il bellissimo e Monumentale Camino di pietra forte, realizzato su disegno sempre di Giuliano da Sangallo tra il 1501 e il 1505. Ricco di bassorilievi allegorici e coronato da due grandi statue, un Ercole e un Sansone, costituisce in sé uno dei più mirabili esempi di camino cinquecentesco ancora integri nella sua collocazione originaria.
Giuliano da Sangallo disegnò inoltre la Cappella Gondi in Santa Maria Novella dove i Gondi, su concessione dei Frati, posero, per abbellirla, il Crocifisso ligneo del Brunelleschi, il famoso Cristo delle Uova.
Nel giugno del 1495 Guidobaldo da Montefeltro, Duca d’Urbino, venne accolto da Giuliano Gondi, suo segretario, con tutti gli onori nel palazzo appena finito.
Con i secoli altri artisti hanno lasciato la loro testimonianza. All’inizio del Settecento, l’architetto Antonio Ferri fu incaricato da Vincenzio e Angelo di Amerigo Gondi di trasformare alcuni ambienti secondo le esigenze del tempo.
I lavori furono eseguiti nella parte posteriore del palazzo, dietro il cortile. Furono costruite delle scuderie e al primo piano numerosi ambienti di abitazione. Tra questi la nuova alcova, eseguita nel 1710 in occasione del matrimonio di Angelo Gondi con Elisabetta, figlia del senatore Filippo Cerretani.
Per l’alcova il Ferri coinvolse molti artisti per completarla e abbellirla. I rilievi di stucco con gli angeli che sorreggono lo stemma Gondi sull’arco dell’entrata sono di Giovanni Battista Ciceri; gli affreschi della volta sono di Matteo Bonechi; Lorenzo Del Moro decorò i soffitti a cassettone.
Le vicende del palazzo troveranno un momento di rinnovamento con la complessa trasformazione urbanistica della Firenze Capitale e l’allargamento della strada che costeggia Palazzo Vecchio, ora via de’ Gondi.
Infatti sarà l’intervento di Giuseppe Poggi intorno al 1870 a conferire l’aspetto attuale del palazzo. L’allora proprietario, il Marchese Eugenio Gondi, completò l’intento del suo predecessore, Giuliano il Vecchio, cosicché la facciata antica sulla piazza venne prolungata di una finestra e di una terza porta che ne bilancia la simmetria, mentre la nuova facciata che dà sulla via de’ Gondi disegnata con cinque assi e tre portali, di cui quello mediano, trova giustamente corrispondenza con il centro del cortile.
L’intervento dell’architetto non si limitò solo al riordino delle facciate. Ad esempio, per facilitare l’accesso al piano nobile dal nuovo androne delle carrozze, il Poggi ideò una nuova rampa di scale, che senza passare dall’esterno del cortile come l’antica che portava direttamente al vestibolo del salone, duplicò specularmente quella originale abilmente scolpita in pietra serena degna dell’originale del Sangallo. Nella seconda metà del Novecento, Amerigo Gondi trasformò i locali di servizio del terzo piano in una sontuosa abitazione che gode di un’altana che si affaccia sulla facciata di piazza San Firenze e vari terrazzi a più livelli, tra cui un piccolo giardino pensile disegnato dall’architetto paesaggista Pietro Porcinai.
Oggi è uno dei pochi palazzi fiorentini che appartiene ancora ai discendenti della famiglia che lo fece costruire. Il Palazzo è stato sottoposto ad un accurato restauro e la famiglia Gondi si occupa della sua gestione. Palazzo Gondi si trova in piazza San Firenze, e via de’Gondi lo divide da Palazzo Vecchio e dista pochi passi dalla Galleria degli uffizi.